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Le atmosfere e i colori di Gabriel García Márquez e la scrittura di Daniel Pennac.

Romanzo Mondadori in uscita il 10 maggio 2016

Grandissimo successo di self publishing, per oltre 300 giorni nella top 100 di Amazon

Scelto da Bubok fra 800 titoli

Fiera Internazionale del Libro di Bogotá 2012


Un mix di commedia e thriller, ironico, sboccato e sanguigno.
Un libro per chi cerca divertimento, originalità al limite del dadaismo, situazioni crude e spesso surreali.


Palo Santo, sperduto paesino della pampa argentina. Duecentosette abitanti, tutti si conoscono tra loro.

I pettegolezzi corrono più veloci dell’incessante vento che annuncia l’arrivo della tormenta.

Mentre la sarta continua a cucire e scucire il cappotto per la figlia della macellaia, che a forza
di ingozzarsi di paste con la panna non finisce mai di ingrassare, si consuma un insolito e
inquietante omicidio e una serie di fatti strani comincia ad accadere.

Quale orribile scena ha visto il bambino della sarta nella cucina della bellissima merciaia Solimana al punto da scappare terrorizzato appena la vede?

Perché lei attira gli uomini del paese a casa sua? E che inconfessabile segreto custodisce  Marcantonia, la sorella ritardata di Solimana?

Qualcosa ne sa la bizzarra telefonista, che non si fa vedere da nessuno, ma ascolta le telefonate di tutti segnandole in un quaderno. E ancora di più ne sa Zotikos, immigrante greco in pensione, che dietro la toppa della sua porta tiene sott’occhio l’intero paese.

Ma solo il lettore riuscirà a sapere, dopo un inatteso colpo di scena finale, l’identità del vero colpevole...



Salone Internazionale del Libro di Torino 2012

I personaggi principali:

Le sorelle Paganini: Solimana e Marcantonia, merciaie di Palo Santo. Una bella, l’altra con un accentuato ritardo mentale

Quando alle sette del mattino il signor Andreani stava portando la colazione a sua moglie, si era svegliata la signorina Solimana, di anni quarantacinque – ne dimostrava dieci di meno – bellezza fuori del comune, peso, altezza e misure giuste.
“Dai Marcantonia, svegliati che è ora” disse alla sorella, che dormiva in un letto singolo accanto al suo bel lettone matrimoniale.
“Ho sonno... ”.
“Dai. Alzati!”.
“Fa freddo... ”.
“Se non facesse freddo non ti sveglierei per accendere la cucina. Dai, muoviti!”.
...Marcantonia, di anni trentotto, zitella come sua sorella, corpo informe, sguardo bovino e capelli radi, si alzò controvoglia e rimase seduta sulla sponda del letto.
“Ti vuoi muovere! Sì o no?!”.
Marcantonia si mise la ciabatta destra nel piede sinistro, la ciabatta sinistra nel piede destro. Si alzò e cadde per terra.
“Maledizione! Non è vita questa” si lamentò Solimana. Marcantonia era la sua croce. Portarsi dietro una minorata non era facile. Lasciò contrariata le lenzuola calde, aiutò sua sorella ad alzarsi e tornò a letto. “Accendi la cucina e metti l’acqua a scaldare che devo farmi il bagno”. S’infilò di nuovo fra le lenzuola, prese il Para Ti che era sul comodino. Iniziò a sfogliarlo. Aveva visto un modellino che le piaceva. Voleva mostrarlo alla sarta. Era una ladra, ma l’unica decente.
Le venne in mente quello stupido bambino che aveva per figlio. Quando lo trovava per strada, scappava terrorizzato. Da quando era capitato quello, non veniva più nel negozio. Su quel fronte poteva stare tranquilla. Sì, spaventarlo ogni tanto non era mai di troppo...

La signora Fernández, sarta di Palo Santo, donna insignificante e insoddisfatta della vita

La signora Fernández – nata Tomasetto – di anni quarantatré, altezza un metro e cinquantotto, piuttosto insignificante e insoddisfatta della sua vita, si era alzata come tutte le mattine, alle sei meno un quarto.
…Oggi doveva sbrigarsi. Dopo pranzo sarebbe venuta la macellaia – era la maestra, ma in paese tutti la chiamavano la macellaia – con quel cesso di sua figlia a provarsi il cappotto. Era la terza prova. A quella non andava mai bene niente. E le cose non andavano bene perché fra una prova e l’altra, quel bidone di sua figlia continuava a ingrassare. Così, monta smonta, quel maledetto cappotto non sarebbe mai finito. Quella credeva di essere chissà chi perché era la direttrice della scuola. Direttrice, segretaria e maestra. Per forza, era l’unica.  …La vita non era giusta. Non era giusto che quella serpe avesse un marito coi fiocchi: bello, bravo, di compagnia e chissà che uomo a letto. In più lavoratore, non come quel buono a nulla che si era trovata lei per marito vabbè lasciamo stare…
La macellaia voleva assottigliare la figura di sua figlia che la metta per terra e le faccia passare un panzer sopra così la assottiglia per sempre, con quelle due tette da mucca in allattamento cosa vuole assottigliare?

Pagnottina, la figlia ingorda del macellaio

La signora Andreani diede un profondo sospiro, poi guardò sua figlia, chiamata affettuosamente Pagnottina dal padre, di anni diciannove, chili ottanta – ma potevano aumentare – altezza un metro sessantaquattro e sei brufoli sulla faccia, due dei quali appena spuntati. Stravaccata sul sofà, Pagnottina stava mangiando un pezzo di torta ricolma di panna. Era stato suo marito a comprare la torta, come se quella ne avesse bisogno. L’aveva nascosta in fondo alla ghiacciaia, ma ormai non c’era posto dove sua figlia non arrivasse. “Mangia mangia così il marito te lo trovi su Marte”.
“Se voglio il marito, ce l’ho già”.
Il signor Andreani rimase con il piatto a mezz’aria: “E chi sarebbe questo futuro marito?” le chiese pensando subito al garzone.
“Segreto”.
“Cara, glielo puoi chiedere tu, visto che in questa casa ormai non conto più niente?”.
“Ma cosa vuoi che abbia! In ogni caso chiunque fosse andrebbe bene”.

La vedova Manchú, stramba cinquantenne che non vuole farsi vedere da nessuno, telefonista dell’azienda elettrica di Palo Santo

Tornando indietro con l’orologio di qualche ora, per la precisione quando la signorina Solimana si era svegliata e il signor Andreani portava la colazione a sua moglie, la vedova Manchú, di anni cinquantaquattro, chili quarantotto, e felicemente impiegata nell’azienda telefonica, si apprestava a fare colazione indossando la sua vestaglia blu elettrico che adorava.
…La vedova Manchú era sana come un pesce, aveva un appetito invidiabile, mangiava come una lima nuova, non era mai andata dal medico né pensava di andarci. Ringraziava Dio – non poteva soffrire la Madonna – per averle concesso una vita così bella. Solo gli chiedeva di fargliela durare più a lungo possibile. Della sua vita non avrebbe cambiato niente, voleva solo continuare a lavorare senza muoversi da casa. Tutto il giorno in vestaglia senza farsi vedere da nessuno. Della gente le interessava solo ascoltare le loro conversazioni.

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